A Roma Luminița Țăranu con “Columna mutãtio – LA SPIRALE”

Un’installazione monumentale di arte contemporanea ispirata alla Colonna di Traiano interpreta la “mutazione” di significato voluta dalla storia, parte artistica contemporanea della grande mostra di archeologia “DACIA. L’ultima frontiera della romanità”

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La cromaticità dell’installazione diventa un punto di energia che richiama la vitalità del mondo Romano, invece i simboli neri presenti sul lato interno evocano il mondo neolitico pre – Dacico, omaggiando la storia dell’antica Dacia e il suo popolo.” La chiave della sua lettura sulla Colonna di Traiano, che l’ha portata al concetto di Columna mutãtio quale conclusione contemporanea, riguarda la perdita nel tempo della funzione originaria del monumento di omaggiare l’Imperatore Traiano attraverso la più importante delle sue conquiste – la Dacia, e quella di monumento funerario.
Oggi il capolavoro di arte e architettura è fonte di informazioni storiche, come un reperto archeologico conservato e custodito in un museo, che ci permette di indagare il nostro passato ma anche di ricostruire attraverso l’immaginazione, scenari futuri.
Da cui l’impostazione orizzontale dell’installazione “Columna mutătio – LA SPIRALE” che non allude un “ribaltamento” fisico o virtuale del monumento di grande potenza fisica ed evocativa, ma lo interpreta come oggetto musealizzato, metafora del concetto secondo il quale la storia scorre in orizzontale.
Luminiţa Țăranu afferma: “Siamo attratti dal nostro passato, come di un enigma che, una volta svelato, rinforza la conoscenza della nostra identità, rendendoci più ricchi e più sicuri. L’indelebile antico legame storico recepito attraverso l’attuale amichevole dialogo culturale tra il mio paese di nascita, la Romania e il mio paese di adozione, l’Italia, ha avuto un grande fascino sulla mia sensibilità. L’interazione tra la memoria soggettiva come memoria personale e la memoria oggettiva come memoria storica e culturale avviene attraverso la materia, o meglio, attraverso la memoria riportata dalla materia archeologica, cui interpretazione è da molti anni al centro della mia ricerca artistica, tessendo quel filo connettivo tra l’antico e il contemporaneo che riconosce il tempo come vincitore assoluto.”
Alessandro Masi: “… i suoi spazi dipinti si nutrono di un tempo che non è quello cronologico, ma analogico. Il suo concetto di Kronos è racchiuso nel battito della memoria argomentativa, quella più prossima ai confini dell’immaginario archetipico, laddove la fantasia si unisce alle strutture antropologiche del visivo. In altre parole, è come se l’artista conoscesse la fonte di tutte le ombre platoniche e le facesse riemergere una ad una da quella mitica caverna che è il Mito. In tal modo, mito e rito, spazio e memoria, storia e leggenda, pieno e vuoto, segno e disegno vanno ricomponendosi come in un grande mosaico frammentato dove le verità vanno ricercate più nella coscienza di chi guarda che nella realtà dell’assurdo visibile e tragico quotidiano.

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Completamente in alluminio, l’opera è composta da un nastro largo 90 cm (circa 3 piedi romani) e lungo 34,05 m e si sviluppa su una lunghezza di circa 12,50 m, con un diametro di 1,40 m. Il rapporto proporzionale tra l’installazione e il monumento romano è di 1/3. Invece il rapporto di “fisicità” con il suo “peso” materico è informale, creando un’opera “leggera” ispirata anche all’essenzialità dei calchi della Colonna Traiana.
L’artista ripropone il concetto di serialità, già presente nell’arte rappresentativa Romana, concetto presente anche nell’arte moderna e contemporanea, raggiungendo questa espressione attraverso la ripetizione ritmica delle icone protagoniste e scegliendo come tecnica la pittura serigrafica a strati, attraverso la stampa serigrafica a mano, sia per la parte interna che per la parte esterna dell’installazione; tecnica che le ha permesso, oltre la stesura definita del disegno, di creare l’effetto di impronta dovuto allo spessore materico dei colori acrilici/vinilici, come trace di un’immagine sospesa nel tempo.
Luminiţa Ţăranu è nata a Lugoj, Romania, nel 1960. Si è diplomata nel 1985 all’Accademia di Belle Arti “Nicolae Grigorescu” di Bucarest con Octav Grigorescu. Titolo equivalente rilasciato dall’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1993. Nel 1987, ha vinto la Borsa Nazionale dell’Unione degli Artisti Plastici della Romania per disegno, incisione e lithografie. Dal 1987 vive e lavora in Italia. Il filo conduttore del suo percorso artistico è la “metamorfosi” che diventa anche metodo di lavoro e di ricerca sia in forma grafica e pittorica, sia nella costruzione delle istallazioni mega-oggettuali, digitali e performance. Partendo dall’idea che il suo lavoro riflette un “attraversamento” geografico e temporale in costante trasformazione evolutiva e dialettica, l’artista lavora sul concetto del tempo attraverso la memoria soggettiva e la memoria oggettiva, sul filo connettivo tra l’antico e il contemporaneo, interpretando la materia archeologica, da anni al centro della sua ricerca. Ha realizzato numerose mostre personali in musei pubblici e privati, partecipando a altrettante mostre collettive in musei, spazi pubblici e gallerie, in Italia e all’estero.
A luglio 2013, il suo progetto “COWMAN of the world”, centrato sull’attuale problema della crisi ambientale, sul recupero dell’equilibrio dei valori e sul concetto della multiculturalità, è stato selezionato a partecipare alla manifestazione inaugurale del nuovo museo delle scienze MUSE di Trento. Ha lavorato su temi come: le tavole anatomiche che propongono il rapporto uomo – natura (le lithografie con le Metamorfosi e i disegni con Le Mucche); le installazioni megaoggettuali (“Superslides” e “Megabox”); il rapporto postclassico tra il corpo umano dal punto di vista anatomico e il corpo umano come opera d’arte (“Installazione pittorica sul corpo umano”); le strutture; le evocazioni mentali e materiche che fanno riferimento al valore evocativo del corpo umano e al rapporto tra il valore spirituale storico-simbolico e il valore evocativo delle materie che lo raffigurano; l’inserimento di restauro, che attribuisce alla sua opera la dimensione astratta del tempo attraverso un atto controllato di distruzione parziale e il suo recupero attraverso il trattamento delle lacunemancanza: alla qualità spaziale della sua opera si somma la qualità temporale, un immaginario rovesciamento nel tempo.
Oltre i premi assegnati in Italia, nel 2018 le è stato assegnato il “Premio di Eccellenza” del Governo Romeno “100 per il Centenario” (10 personalità romene in Italia), per l’attività artistica svolta in Italia e nel mondo.

Maurizio Vitiello
Foto credit: Sebastiano Luciano con diritto di pubblicazione

Articolo e foto soggetti a copyright

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