I colori della ragione e della follia nell’ultimo libro di Carlo Di Lieto

Questo volume, Ragione e Follia “la vita è altrove”, nasce dall’intento di cogliere i momenti più significativi dell’interazione letteratura-psicoanalisi attraverso i parametri teorici e le applicazioni dell’esegesi psicoanalitica

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Dalle geniali intuizioni di Freud e di Jung e i loro discepoli, fino all’inconscio antinomico della bi-logica di Ignacio Matte Blanco.
Queste pagine vogliono fornire al lettore un panorama completo sul complesso rapporto psicoanalisi-critica letteraria, che, in questi anni, sta occupando un’area sempre più consistente nell’ambito della ricerca scientifica.

In breve e in sintesi, questo ponderosa pubblicazione conferma l’abilità analitica di Carlo Di Lieto di abitare gli sfondi psicologici di impronte letterarie di enorme importanza.
L’autore riesce con abilità estrema a selezionare passi di rilevante statura e a configurarli nell’elezione di pensieri che ritengono e, poi, estroflettono carature e caratteri, che detengono tratti del reticolo della poesia, da riconoscere come equilibrio del sapere.

Titolo del Libro: Ragione e follia. «La vita è altrove» Autore: Di Lieto Carlo Editore: Genesi Editrice Collana: Letteratura & psicanalisi , Nr. 47 Data di Pubblicazione: Febbraio 2025 Genere: psicologia Pagine: 83 Dimensioni mm: 220 x 0 x 35 ISBN-13: 9791281996106

Carlo Di Lieto, critico letterario. Allievo di Salvatore Battaglia, Francesco Orlando e Nicola Cilento, docente di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Vive tra Napoli e Torino. Assiduo collaboratore delle Riviste: “Ariel”, “Misure Critiche”, “Riscontri”, “Sìlarus”, “Vernice”, “Esperienze Letterarie” e “Nuova Antologia”. È nella Redazione di “Gradiva”, “Vernice”, ““Sìlarus” e vice direttore de “Il Pensiero Poetante”. Nel marzo 2022 è stato nominato componente del Comitato Scientifico “Ambiente e Cultura Mediterranea”, Procida, Capitale della Cultura, 2022. Ha al suo attivo pubblicazioni inerenti al rapporto Letteratura/Psicoanalisi e saggi critici, in chiave psicoanalitica, sulla Letteratura europea, sulla produzione pirandelliana, su Carducci, Leopardi e Pascoli, sulla poesia tra Otto-Novecento e su quella contemporanea.
Critico militante, collabora a quotidiani con articoli letterari. Inoltre, ha scritto saggi su Papini, Bonaviri, Colucci, Mazzella, Calabrò, Fontanella e Ugo Piscopo, e le seguenti monografie: Pirandello e “la coscienza captiva”, Torino, Genesi Editrice, 2006, La scrittura e la malattia. Come leggere in chiave psicoanalitica “I Fuochi di Sant’Elmo” di Carlo Felice Colucci, Napoli, Dante e Descartes, 2006, «L’identità perduta». Pirandello e la psicoanalisi, Torino, Genesi Editrice, 2007, Pirandello Binet e “Les altérations de la personnalité”, Napoli, Edizioni Simone, 2008, Il romanzo familiare del Pascoli delitto, “passione” e delirio, Napoli, Guida, 2008, Francesco Gaeta la morte la voluttà e “i beffardi spiriti”, Napoli, Guida, 2010, “La bella Afasia”. Cinquant’anni di poesia e scrittura in Campania (1960-2010) un’indagine psicoanalitica, Torino, Genesi Editrice, 2011, Luigi Pirandello pittore, Venezia, Marsilio Editori, 2012, “Psicoestetica” il piacere dell’analisi, Torino, Genesi Editrice, 2012, Leopardi e “il mal di Napoli” (1833-1837) una “nuova” vita in “esilio acerbissimo”, Torino, Genesi Editrice, 2014, La scrittura e la malattia. “Il male oscuro” della letteratura, prefazione di Claudio Toscani, Venezia, Marsilio Editori, 2015, “Chi ha paura della psicoanalisi? Il lato oscuro della mente”: da Dante a Cesare Viviani, prefazione di Claudio Toscani, Torino, Genesi Editrice, 2016, “La donna e il mare”: gli archetipi della scrittura di Corrado Calabrò, Milano, Vallardi Editore, 2016, “L’io diviso”. La letteratura e il piacere dell’analisi, Venezia, Marsilio Editori, 2017, Letteratura, follia e non-vita. In principio era l’Es, Torino, Genesi Editrice, 2018, Corrado Calabrò e “la materia dei sogni”, Milano, Vallardi Editore, 2018, “Scena onirica” e “radialità dell’immaginario” nell’opera di Ugo Piscopo, prefazione di Felice Piemontese, postfazione di Matteo Palumbo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2020, Angelismo e doppio nella poesia di Luigi Pirandello, Castiglione di Sicilia (Ct), Il Convivio, 2020, L’inconscio. La letteratura e “l’ospite inquietante”, Venezia, Marsilio Editori, 2020, Lisa Sarti, Michael Subialka, Carlo Di Lieto, Scrittura d’immagini. Pirandello e la visualità tra arte, filosofia e psicoanalisi, Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino Editore Università, 2021, Le risonanze dell’Illimite nella Quinta dimensione di Corrado Calabrò, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2021, Letteratura e Immaginario. Seduzione e incantesimo dell’altrove, Torino, Genesi Editrice, 2022.
Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali: Per la saggistica, il 1° Premio del xli Premio Letterario Nazionale, “Sìlarus” 2009, il 1° Premio Letterario Internazionale 12ª Edizione “Premio Minturnae” 2009, il 1° Premio Letterario Internazionale per la saggistica «Emily Dickinson», XVII Edizione 2013-2014, e la xiv Edizione del Premio Internazionale “Il Convivio 2014”. Nel 2015, il 1° Premio della 13ª Edizione “Letizia Isaia”, per Autori ed Editori e per la critica letteraria, “Premio Internazionale Prata”, 9ª Edizione. Per la saggistica 2016: “Antonio Filoteo Omodei” 13ª Edizione, Premio “I Murazzi”, 6ª Edizione 2017, li Premio Nazionale Letterario “Sìlarus” 2019 e 44° Premio Letterario Casentino 2019, presidente della Giuria Silvio Ramat. Premio speciale del Presidente della Giuria, “Giuseppe Antonio Borgese”, Catania, 2020, per la saggistica inedita. Premio alla Cultura, per meriti scientifici, della 29ª Edizione del Premio Megaris 2020 e del liii Premio Nazionale Letterario Sìlarus, 2021. È socio dell’Accademia Internazionale “Il Convivio” e dell’Unione Nazionale Scrittori e Artisti. I suoi testi sono in adozione presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, l’Accademia di Belle Arti di Napoli e presso la Cattedra di Lingua e Letteratura italiana dell’Università Statale di New York. Dirige la collana “Letteratura e Psicoanalisi” della Genesi Editrice di Torino ed è vicepresidente della giuria del Premio Nazionale di Poesia, Narrativa e Saggistica: “I Murazzi”. È nella giuria del Premio di Poesia “Florida” Roma, nella Giuria del Policlinico, Azienda Ospedaliera Universitaria, “Luigi Vanvitelli”, per il concorso “Curati ad Arte”. Dalla xxvii edizione in quella di E. Dickinson. Ha partecipato a Congressi internazionali su Pirandello: Roma-New York, 2017; Cagliari, 2018; Siracusa, 2019; Toronto 2019.

Per una questione di pista esplicativa e di riflessione ecco l’accurata nota di Giovanni Camelia:👇

Prefazione

Tra rispecchiamento e rimozione.
La struttura dell’immagine nella psicoestetica di Carlo Di Lieto

“Per me scrivere è sprofondare dentro me stessa sempre sul filo della memoria individuale e collettiva”.
Annie Ernaux, “Corriere della Sera”, 17.09.2023.

 

L’opinione largamente condivisibile che l’opera d’arte sia – nella sua conchiusa strutturazione segnica – la rappresentazione del mondo interiore dell’artista, rispecchiato in tutte le sue molteplici stratificazioni di istinto, ragione, memoria e rimozione, non ha affatto giovato, soprattutto in Italia, alla diffusione della psicoestetica.
Le diffidenze, ricondotte da Mario Puppo all’egemonia – tra gli anni ’20 e ’60 del secolo scorso – dell’idealismo crociano e gentiliano, dello storicismo marxista e dell’integralismo cattolico, erano motivate dal fatto che gli ambiti e le modalità di decodificazione dell’universo mentale dell’artista e del suo formale e oggettivo porsi come reale attraverso il linguaggio, non apparivano nettamente definite a livello teoretico e metodologico.
A generare dubbi e perplessità aveva contribuito lo stesso Freud quando, nel saggio Il Mosè di Michelangelo, nota che il contenuto di un’opera d’arte esercitava su di lui “un’attrazione più forte che non le sue qualità formali e tecniche alle quali invece l’artista attribuiva un valore primario”.
Ulteriori perplessità in ordine all’incidenza dell’inconscio nella elaborazione formale del linguaggio artistico erano generate dalle devianti ambiguità semantiche di una terminologia mutuata, nell’ermeneutica freudiana e junghiana, dalle mitologie indoeuropee, per definire le pulsioni emozionali e le immagini simboliche codificate nella memoria onirica.
A fissare i corretti ambiti di applicazione di un metodo di analisi che consenta di intercettare nel testo “i segnali linguistici atti a rivelare e comunicare le intenzioni espressive, anche inconsce dell’autore”, fu – in Italia – Giovanni Amoretti che, citando in una nota i testi psicanalitici cui “costantemente” si riferiva (Freud, Abraham, Klein), precisa che “L’analisi psicologica integra, senza escludere, i risultati offerti da altre metodologie di lettura (analisi storica, sociologica, stilistica, strutturale, …), che conservano, nel loro rispettivo momento, pienezza di funzione [e] rendono possibile una conoscenza integralmente storicizzata della personalità dell’autore e della sua espressione”.
Siffatto concetto comincia ad essere condiviso, sin dagli anni ’30, da alcuni dei più autorevoli esponenti europei della critica stilistica.
Nella Lettera ad Alfonso Reyes sulla stilistica (1927), Amado Alonso riconosce che “nell’analisi dell’opera d’arte non tutto termina con il piacere estetico e che ci sono valori culturali, sociali, ideologici, morali, valori storici insomma, che [la stilistica] non può né vuole trascurare”. E aggiunge che anch’egli, nei suoi studi, si occupa “di aspetti dell’opera che non sono proprio linguistici […] e lo stesso avviene negli studi di Dámaso Alonso, di Karl Vossler, di Oscar Walzel, di Leo Spitzer…”.
Tornando nel 1957 sui metodi e i limiti della critica stilistica, premesso che “tutti i poeti trasformano la propria esperienza vitale in poesia”, Dámaso Alonso ribadisce che nell’analisi testuale si debba “partire a volte da dati tra loro molto lontani: quelli che possediamo sulla personalità del poeta, sulla sua educazione scientifica e letteraria, sulla sua vita, sulle sue relazioni psicologiche di fronte all’ambiente”, al fine di determinare “grazie appunto al significante […] come si sono composti tutti quegli elementi nel significato dell’opera”.
La struttura dell’immagine onirica è, infatti, sempre generata dalla memoria, che è memoria di luoghi (la casa del nespolo), di persone (Dora Markus), di sensazioni (la pioggia nel pineto), di eventi storici e vicende personali (“le morte stagioni e la presente”). A François Villon che nella celebre Ballata delle dame di una volta si domandava dove fossero “les neiges d’antan” (le nevi dell’altr’anno)”, Freud avrebbe risposto che esse sussistono nella memoria di chi le aveva viste.
Nell’analisi del testo bisogna inoltre distinguere le immagini e i personaggi creati dalla fantasia (l’ippogrifo, Polifemo, Gulliver, il Barone di Münchhausen, il Visconte dimezzato) da quelle restituite dalla memoria del vissuto percepito e introiettato: la rana che gracida col muso fuor de l’acqua o i cani che vengono a morsi con aspri ringhi e ribuffati dossi.
In tale ottica, le interconnessioni tra memoria e flussi di coscienza, nell’emergere della creatività come prodotto dell’attività neuronale sulla corteccia cerebrale, hanno dato origine, nel 2002, agli studi di Semir Zeki sulla neuroestetica.
La straordinaria validità di un metodo di analisi fondato sulla decodificazione del testo secondo gli ambiti e le finalità definite dall’Amoretti, è dimostrata dagli studi condotti da oltre venti anni da Carlo Di Lieto, uno dei più autorevoli esponenti della critica psicanalitica.
Mutuando da Wilhelm Reich, Ronald Laing, Matte Blanco, la terminologia clinica con cui, nella psichiatria contemporanea, vengono definiti i disturbi della personalità e le patologie neurotiche e psicotiche, già diagnosticati da Binet nel 1892, Carlo Di Lieto fa emergere, sia dal testo che da fonti collaterali (diari, lettere, vicende autobiografiche) le dinamiche emozionali attraverso le quali l’io diviso dell’autore si estrinseca, adottando o facendo adottare ai personaggi una maschera (il falso io), l’altro da sé, il doppio per conformarsi o fingere di conformarsi a modelli di normalità sociale.
L’analisi dei disturbi, in cui fermentano i germi di alienazione e straniamento che determinano la fuga dalla realtà e lo sdoppiamento dell’io, non è, quindi, circoscritta ai grandi “dissociati” del romanticismo estremo o del decadentismo (Dostoevskij, Baudelaire, Proust), nelle cui opere possono essere colti come connotazioni costitutive e tipiche, ma si estende, con risultati sorprendenti, anche ad autori del passato (Tasso, Cervantes, Francesco d’Assisi, Dante e gli stilnovisti) e alle loro poetiche.
Lo studio rigoroso e comparato di testi, fonti e dati biografici mostra che certe forme tipiche (in chiave lukacsiana) di disagio esistenziale dei personaggi (il bovarismo, l’oblomovismo, il prassedismo), oltre a rispecchiare, in via mediata, il contesto socioculturale in cui l’artista opera – l’implosione della morale borghese nell’urto tra rêverie e realtà nella provincia francese del Secondo Impero, l’arretratezza della Russia zarista di fine Ottocento, la dissimulazione onesta nell’Italia della Controriforma – riflettono con estrema immediatezza i disturbi della personalità multipla dell’autore.
La questione delle interconnessioni fra arte e vita (l’arte che “accompagna l’intera esperienza dell’uomo, inseparabile dalle manifestazioni della vita morale, politica, religiosa, che riflette sempre la situazione storica in cui si svolge”) è stata posta più volte, sin dagli anni ’60 (Pareyson, Hauser), ma mai compiutamente definita nelle sue implicazioni teoretiche, anche se si è sempre riconosciuto “che il vero scopo di chi ricostruisce la biografia di un artista è di ottenere in tal modo una maggiore comprensione delle sue opere”.
Sapere che Dante “dovette soffrire accessi epilettici seguiti da incoscienza come provano le frequenti descrizioni di cadute con assenze psichiche e con incoscienze che si trovano nel suo poema”, illumina di nuovi significati l’icastico verso con cui si chiude il Canto v dell’Inferno “E caddi come corpo morto cade” facendo cogliere, nella genesi dell’immagine, le tracce mnestiche delle percezioni sensoriali introiettate dall’inconscio.
Disvelando attraverso un imponente apparato di citazioni testuali l’intricata rete di interconnessioni tra i flussi di coscienza dei personaggi e le pulsioni nevrotiche degli autori, Carlo Di Lieto integra il discorso sulla mitografia dei personaggi emblematici della letteratura occidentale condotto, tra gli anni ’30 e ’60 del Novecento da Rocco Montano, Luigi Russo, Erich Auerbach, Joseph Warren Beach e dal suo maestro Salvatore Battaglia, mostrando le sorprendenti potenzialità ermeneutiche date, nella destrutturazione dell’immagine artistica, dalla intersezione della critica psicoanalitica con quella stilistica.
L’apatia di Oblòmov (il suo “starsene sdraiato in veste da camera” nella sua stanza) rispecchia appieno quella di Gončaròv che, com’egli stesso racconta nelle sue note di viaggio in Giappone, “invitato più volte a salire in coperta della fregata Pallade per guardare la spettacolare tempesta nell’oceano Indiano per poi descriverla”, preferì restarsene seduto tutta la notte in cabina.
Nella psicoestetica di Carlo Di Lieto – e qui si misura la straordinaria efficacia dell’intersezione dei metodi di approccio al testo – i personaggi letterari si configurano sempre, nella mentalità, nei comportamenti, nella gestualità e, soprattutto, nella esibita antinomia psicofisica (Don Chisciotte e Sancho Panza, Lucia e la Monaca di Monza, Dr. Jekyll e Mr. Hyde) come la proiezione nell’immaginario estetico delle personalità multiple dell’autore che, come Montaigne, può dire al lettore: “Io stesso sono la materia del mio libro”.
Giovanni Camelia

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