Vediamo però nel dettaglio ciò che l’opera vuol simboleggiare e se davvero un tale intervento artistico sia necessario. Gaetano Pesce è stato un designer molto famoso, l’intervento napoletano non è il primo fatto in spazi pubblici, possiamo infatti rimandare a “Maestà tradita” inizialmente proposta per Piazza della Signoria poi spostata a Santa Maria Novella. L’intervento di Pesce a Firenze, poi Napoli, così come “La Venere degli Stacci” di Pistoletto, rientrano nella categoria di opere definite crossover. Con ciò intendiamo opere d’arte contemporanea poste in luoghi urbani, musei antichi, in cui si cerca di saldare la linea di continuità tra il passato ed il presente. L’idea del crossover non risulta inconsiderata agli occhi dei fruitori se pensata site specific, cioè l’artista crea un’opera appositamente per quel luogo evidenziando, esaltando e perché no, destabilizzando il modo di percepire il posto, innescando una riflessione in chi osserva. Cosa è andato quindi storto nell’opera di Gaetano Pesce? Beh, prima di tutto l’opera risulta essere diversa rispetto all’idea originale, mancano infatti alcuni dettagli come i bottoni del costume, probabilmente è stata adottata una variazione dopo la morte dell’artista, quando il progetto in costruzione e post-finanziamento era ormai da fare.